Friuli, 17 gennaio 2021

A spasso con Marina

Nella storia di ogni famiglia friulana c’è sempre stato un componente che nel corso del tempo dovette lasciare la propria terra per cercare una sorte migliore.

Il mestiere che accomunò diversi emigranti, partiti in cerca di lavoro dai paesi della Pedemontana Occidentale Friulana posta tra Maniago e Spilimbergo, fu quello di terrazziere e mosaicista: un mestiere che, dopo il 1922, tanti perfezionarono grazie alla lungimirante formazione proposta dalla Scuola mosaicisti del Friuli che raccolse e tramandò metodi ed esperienze acquisite in tanti secoli di diaspora.

Galleria esterna della Scuola Mosaicisti del Friuli – Spilimbergo (Pn)

Tra i tanti mosaicisti che si fecero onore, Alverio Savoia, classe 1939, specializzatosi nella lavorazione del “terrazzo alla veneziana”, fu insignito della Laurea Honoris Causa dall’Accademia internazionale dei Dioscuri, per aver contribuito a divulgare con grande successo la cultura dell’arte e fu nominato Ambasciatore dell’Arte nel Mediterraneo.

Incontrarlo e vederlo all’opera nel suo laboratorio di Pozzecco di Bertiolo è un’esperienza da non perdere.

Il Maestro Mosaicista Alverio Savoia nel suo Laboratorio

Usarono la tecnica del terrazzo, dalle origini della scuola romana di mosaico, che consiste nel battere e levigare frammenti di marmo e pietre multicolori disposti alla rinfusa in uno strato di cocciopesto (mattone macinato e calce); una tecnica tramandata inspiegabilmente nei secoli quasi solo dalle comunità friulane.

Pietre per Seminato alla Veneziana – Laboratorio di A.Savoia, Bertiolo (Ud)

Dal 1582 si sa che terrazzieri friulani fecero parte della Confraternita de’ Terrazzieri costituita dal Consiglio dei Dieci, una dei massimi organi di governo della Repubblica di Venezia.

I famosi pavimenti in “terrazzo alla veneziana” furono così chiamati perchè fatti in origine a Venezia, ma fu la gente friulana che, attraverso un sapiente uso dell’immancabile martellina e dei sassi “claps”, raccolti sui greti dei fiumi pordenonesi Tagliamento, Meduna e Cellina, seppe creare delle incredibili opere d’arte.

Veduta del fiume Tagliamento nei pressi di Vidulis di Dignano (Ud)

I poveri sassi di fiume che attraverso le numerose vie d’acqua furono facilmente trasportati in laguna veneta, si intrecciarono così con la storia dei più preziosi smalti di Murano diventando moneta sonante.

Questi costosi pavimenti in graniglia garantirono robustezza, scarsa manutenzione, frescura, praticità e durata centenaria: un bel progresso rispetto ai polverosi tappeti o alle assi di legno.

A cavallo tra 1700 e 1800 , con la caduta della Repubblica Veneta, le sconfitte militari di Napoleone e i terribili anni di povertà, i terrazzieri furono costretti a cercare nuovi orizzonti e il pavimento “alla veneziana” si diffuse in chiese, musei, edifici pubblici, banche, compagnie assicurative, terme e case di cura, aziende e residenze prestigiose anche in Europa e nelle Americhe.

Pavimento in mosaico – Spilimbergo, villa Magenta

Taluni terrazzieri percorsero le vie del mondo con la famiglia, altri si accasarono con graziose straniere, quasi tutti mantennero saldi legami con il luogo natìo e, non appena possibile, abbellirono anche i pavimenti delle case d’origine con questa tecnica.

Pavimento in terrazzo veneziano – Spilimbergo, osteria Al Bachero

Tutt’oggi in quest’area del Friuli conviene sempre volgere lo sguardo a terra non solo entrando in palazzi storici, ma anche sbirciando in tante case private per scoprire ed apprezzare la bellezza multicolore dell’ originale graniglia.

Stemma della città di Spilimbergo in terrazzo veneziano con al centro “Cioccoterrazzo” – Palazzo Tadea, Spilimbergo

Un esempio di questo particolare pavimento è facilmente visibile a Spilimbergo presso Palazzo Tadea in Castello, all’osteria “Al Bachero”, all’Osteria “da Afro” e ovviamente presso la Galleria artistica della Scuola Mosaicisti.

Pavimento in terrazzo veneziano , Osteria “da Afro” – Spilimbergo
Pavimento in terrazzo con disegno di merluzzo – Spilimbergo, osteria Al Bachero

Per non perdere la memoria, gli affetti e la professionalità di tanti terrazzieri friulani, a Natale 2021, grazie alla creatività di Clara Carboncich, accoglitrice di città e grafica, alla bravura di due maestri cioccolatieri, Raffaella Baruzzo e Stefano Venier e alla competenza storica di Gianni Colledani, è nato a Spilimbergo “Cioccoterrazzo”: una piccola mattonella di cioccolato bianco o fondente, realizzata con la stessa tecnica dei terrazzieri, presentata con studiato packaging e arricchita da un libretto che omaggia con emozione la storia dei terrazzieri friulani.

Da sx Venier, Carboncich, Colledani con il “Cioccoterrazzo” bianco o nero – Gelateria Arte Dolce, Spilimbergo (photo credits D.Scarpante)

E’ un prodotto artigianale realizzato con materia prima di alta qualità che ben rappresenta la tradizione e il vissuto di tante famiglie della pedemontana occidentale friulana .

“Cioccoterrazzo” al gusto cioccolato bianco

E’ acquistabile presso la gelateria “Arte Dolce” in viale Barbacane, 21 a Spilimbergo, dove si continua la tradizione artigianale secolare di diffondere bellezza, ma questa volta i sassi si trasformano in…dolce cioccolato!

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“Venetian Terrazzo” turns into “Cioccoterrazzo”: an art all made in Friuli

In the history of every Friulian family there is always a member who, in the course of time, had to leave their homeland in search of a better fate.

The job that many emigrants, who left in search of work from the towns in the western foothills of Friuli between Maniago and Spilimbergo, had in common was that of terrazzo and mosaic worker: a job which, after 1902, many perfected thanks to the far-sighted training offered by the Friuli Mosaic School which collected and handed down methods and experience acquired over many centuries of diaspora.

They used the technique of terrazzo, originating from the Roman school of mosaic, which consists of beating and smoothing fragments of marble and multi-coloured stones arranged in bulk in a layer of cocciopesto (ground brick and lime); a technique inexplicably handed down over the centuries almost only by Friulian communities.

From 1582 it is known that terrazzo workers from Friuli were part of the Confraternita de’ Terrazzieri (Brotherhood of Terrazzo Workers) formed by the Council of Ten, one of the highest governing bodies of the Republic of Venice.

The famous “Venetian terrazzo” floors were so called because they were originally made in Venice, but it was the people of Friuli who, through a skilful use of the ever-present hammer and the “claps” stones, collected from the pebbly shores of the Tagliamento, Meduna and Cellina rivers in the Pordenone area, were able to create incredible works of art.

The poor river stones, which were easily transported to the Venetian lagoon through the numerous waterways, were thus intertwined with the history of the most precious Murano enamels, becoming cash money.

These costly grit floors guaranteed strength, low maintenance, coolness, practicality and a hundred-year lifespan: quite an advance over dusty carpets or wooden planks.

At the turn of the 18th and 19th centuries, with the fall of the Venetian Republic, Napoleon’s military defeats and the terrible years of poverty, terrazzo workers were forced to look for new horizons and the “Venetian style” floor spread to churches, museums, public buildings, banks, insurance companies, spas and nursing homes, companies and prestigious residences in Europe and the Americas.

Some terrazzo workers travelled the world with their families, others settled down with pretty foreigners, but almost all of them maintained strong ties with their native place and, as soon as possible, also decorated the floors of their homes with this technique.

Even today, in this area of Friuli, it is always worthwhile to look at the floor, not only when entering historic buildings, but also when peering into many private homes to discover and appreciate the multi-coloured beauty of the original grit.

An example of this particular floor can easily be seen in Spilimbergo at Palazzo Tadea in the castle or at the ‘il Bachero’ inn.

In order not to lose the memory, the affections and the professionalism of so many Friulian terrazzo makers, “Cioccoterrazzo” was born in Spilimbergo at Christmas 2021, thanks to the creativity of Clara Carboncich, a city and graphic designer, the skill of two master chocolatiers, Raffaella Baruzzo and Stefano Venier, and Gianni Colledani’s historical expertise. It’s a small brick of white or dark chocolate, made using the same technique as the terrazzo makers, presented with carefully designed packaging and enriched by a booklet that pays emotional tribute to the history of Friuli’s terrazzo makers.

It is an artisan product made with high quality raw materials that well represents the tradition and experience of many families in the western foothills of Friuli.

It can be purchased at the “Arte Dolce” ice-cream shop, Viale Barbacane, 21 in Spilimbergo, where the centuries-old craft tradition of spreading beauty continues, but this time the stones are turned into… sweet chocolate!

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(English translation by Marta De Rosa)